La collezione Liana Bortolon

Nel 2006 la giornalista e critico d’arte d’origine feltrina Liana Bortolon (Feltre 1923-Milano 2020) donò alla città natale 90 opere appartenenti alla sua collezione d’arte contemporanea. Il 24 marzo 2007 ci fu il vernissage della mostra, completa di catalogo, che proponeva una selezione della raccolta. L’evento venne presentato al Circolo della Stampa di Milano il 26 marzo 2007.

Un’ampia sala all’ultimo piano della Galleria d’Arte Moderna Carlo Rizzarda, inaugurata l’8 agosto 2009, è stata adibita ad ospitare permanentemente tale collezione.

Liana Bortolon (Feltre 1923 – Milano 2020)

Nata a Feltre il 13 aprile 1923, dopo il Liceo Classico Tiziano di Belluno, Liana Bortolon frequentò l’Università Cattoloca di Milano. Nel prestigioso ateneo meneghino si laureò con Mario Apollonio, discutendo una tesi sulla Storiografia dell’età barocca, e mosse i primi passi nella casa editrice Vita e Pensiero, la più antica university press italiana, voluta dal rettore, padre Agostino Gemelli. Iniziò a collaborare con il quotidiano «L’Italia», con il settimanale «Oggi», con il mensile «Revue de languages néolatines» e, naturalmente, con la rivista «Vita e Pennsiero» e a tenere una rubrica d’arte su «Gente». Nella redazione di «Grazia» curò per trent’anni seguitissime rubriche d’arte, affrontando di volta in volta i pittori dell’Ottocento, le avanguardie storiche, il Novecento italiano, ricostruendo i profili dei maestri del XX secolo, anche attraverso interviste. Incontrò i più importanti artisti del ‘900: tra questi Marc Chagall, Achille Funi, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Ernesto Treccani, Massimo Campigli, Felice Carena. Con alcuni di loro intessé autentici rapporti di amicizia. Liana Bortolon scrisse volumi quali Capire la pittura moderna e Maestri italiani del Novecento, oltre a una dozzina di monografie per Mondadori. Numerosissimi furono i viaggi all’estero, in Europa e negli Stati Uniti per documentare le più differenti espressioni artistiche. La sua fu un’opera di divulgazione dell’arte a 360 gradi. Impegnata durante la Seconda Guerra mondiale nella lotta per la Resistenza, si dedicò anche all’affermazione femminile attraverso l’Associazione Donne in Arte. Ideò la Biennale del mare gemellando l’Accademia di Brera e Diano Marina. Liana Botolon si è spenta a Milano il 24 marzo 2020.

LA SALA

La donazione di Liana Bortolon ha ampliato l’interesse del museo nella direzione della contemporaneità. Vi sono infatti rappresentati quasi tutti i movimenti e le correnti che hanno improntato il ‘900 con una prevalenza del figurativo sull’astratto: dalla scuola veneta ancora legata all’accademia di Alessandro Milesi, all’Art Déco delle piastrelle di Gio Ponti per Richard Ginori, passando per il Futurismo fatto di caleidoscopiche frammentazioni di Gino Severini.

Si spazia dalla tarda Scuola Romana di Carlo Quaglia, agli influssi della Pop Art ancora percepibili nei cromatismi di Ugo Nespolo e Joe Tilson, complicati per quest’ultimo da simboli e segni atemporali attraverso i quali viene rappresentato il “sacro in natura”. Fausto Pirandello ritrae una carnalità in disfacimento interpretata autonomamente con una matrice espressionistica, mentre i paesaggi imbevuti di variazioni atmosferiche e di luce di Vincenzo Nucci richiamano l’impressionismo.

Ci sono i differenti astrattismi: l’eleganza calligrafica della tempera Pietra arcaica di Mario Sironi, le allusioni ai paesaggi brulli e alle doline del Carso nella xilografia di Luigi Spačal, la potenza materica della piccola Natura morta di Carlo Mattioli, il Cavallone di Hsiao Chin, che attinge al tempo stesso al dripping dell’Action Painting e a grafismi orientali alla Hokusai. Con Valentino Vago il quadro, come reazione al concettualismo, torna ad essere spazio della pittura, “spazio di formazione e di permanenza percettiva dell’immagine”. C’è l’informale naturalistico di Bruno Cassinari caratterizzato da una “visionarietà lirica” ispirata da un incontro sensuale ed emotivo con la realtà ed espresso con un colore spesso, di matrice lombarda. Un colore denso, steso con pennellate grasse, contraddistingue anche i Girasoli di Ennio Morlotti, opera appartenente alla fase delle visioni ravvicinate, da “insetto nell’erba”, della campagna di Imbersago.

La collezione Bortolon comprende una rilevante selezione di opere di grafica tra cui l’acquaforte di Marc Chagall dalle Anime morte di Gogol, la preziosa litografia Athênê di Georges Braque e i lavori della “inciditrice” Federica Galli. Le opere di Massimo Campigli sono caratterizzate da una particolare attenzione alle forme femminili e da una stilizzazione ispirata dall’arte etrusca e cicladica. Graziella Marchi con il suo “realismo immaginario” fa diventare enorme il piccolo temperamatite, mentre Gaetano Tranchino mostra il possibile/assurdo della sua realtà parallela onirica.

Wanda Broggi effigia Liana Bortolon come un’elegante dama ispirata a Tamara de Lempicka, mentre Franco Pedrina interpreta il classico ritratto a mezzo busto con il suo personalissimo modo di distillare il colore, raschiando l’olio dalla tela. La tempera di Fiorenzo Tomea coglie un paesaggio niveo montano e Orfeo Tamburi immortala una veduta parigina improntata a mondana eleganza.

La scultura è rappresentata da Giancarlo Marchese con un’opera in vetro. Altri scultori si esprimono con la grafica: Floriano Bodini con la litografia Colomba, soggetto ricorrente anche nelle opere plastiche, ed Emilio Greco con un disegno a china che sottolinea il suo culto dell’immagine muliebre. Tra le istantanee biografiche, la china acquerellata del celebre disegnatore satirico Giuseppe Novello ne documenta la permanenza bellica in Russia del 1944.

L’arte decorativa infine è rappresentata dalle due piastrelle disegnate da Gio Ponti per Richard Ginori, dalla brocca e dal piatto di Pablo Picasso realizzate nella fabbrica Madoura di Vallauris. Assieme alla collezione Liana Bortolon ha donato alla Galleria un ricco archivio personale composto da lettere, documenti, foto, cartoline, articoli di riviste, cataloghi con sue prefazioni che costituiscono un insostituibile strumento di studio per l’arte del ‘900 e l’attività professionale della giornalista tesa alla divulgazione di una materia riservata di norma a un’élite.

Liana Bortolon con la sua donazione ha voluto favorire la conoscenza dell’arte, soprattutto tra i giovani, e instillare l’amore per il bello che ha contraddistinto e accompagnato la sua vita.

In uno dei testi del catalogo scriveva: «Desidero che tutto questo appartenga a Feltre, la città dove sono nata e dove mi sono aperta al richiamo della bellezza. Desidero che i giovani condividano questa passione e nel condividerla mi ricordino».

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Contatti

via Paradiso, 8 – 32032 Feltre (BL)

 

M: museo@comune.feltre.bl.it
Conservatore: t.casagrande@comune.feltre.bl.it
T: 0439 885234/242
F: 0439 885246

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