Secondo piano

Al secondo piano è collocata la pinacoteca. Nel 1954 Francesco Valcanover vi sistemò la parte più interessante dei dipinti, riservando ai mobili il solo compito di far apparire le sale meno spoglie. Egli espose le opere “seguendo, per quanto possibile, un ordine cronologico”.

Attualmente nel salone passante si trova un’antologia del Cinquecento feltrino. All’artista più rilevante di questo periodo, Lorenzo Luzzo (1485 c.-1526), appartengono la pala proveniente dalla chiesa di Caupo effigiante la Madonna con Bambino, S. Vito, S. Modesto e Gesù Redentore e una Madonna con Bambino ad affresco staccata da palazzo Muffoni in via Mezzaterra. A lui viene attribuito anche il Compianto sul Cristo morto.

A sud, entro una grande teca climatizzata, è collocata la pala di Ognissanti raffigurante la Madonna in trono con Bambino tra Sant’Agostino e Santa Monica, Dio Padre e Santi di artista veneto ancora ignoto.

Al manierista feltrino Pietro Marascalchi, (1522 c.-1589) si devono lo Sposalizio mistico di S. Caterina, la Madonna con Bambino tra S. Caterina e santo vescovo, il Ritratto del medico Zaccaria Dal Pozzo, la Nascita della Vergine, e, probabilmente, il Ritratto di musicista e la Presentazione al tempio. Copia da Francesco Bassano è invece l’Ercole e Onfale.

Si deve al pittore tizianesco Girolamo Denti (1510 c.-1572 c.) l’Adorazione dei Magi.

La sala detta di Giambattista Cima da Conegliano, oltre alla Madonna con bambino, San Vittore e San Dionisio (Pala di Zemen) dell’autore, in deposito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, conserva La Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e S. Elisabetta di Vittore Belliniano, il prediletto allievo di Giovanni Bellini attivo a Venezia nella prima metà del XV sec., e il Ritratto di prelato attribuito a Gentile Bellini (1429-1507), “di una preziosità miniaturistica”.

Interessante la piccola tavola raffigurante San Bernardino da Siena, di scuola fiamminga dell’inizio del XVI sec.. Nella sala trova posto anche il cosiddetto Manto di Carlo IV, pregiata stoffa trecentesca in broccato e oro che la tradizione vuole donata dall’imperatore al Monastero dei Santi Vittore e Corona, da cui proviene. Al centro della sala, che sulla parete est presenta una decorazione ad affresco con un delicato paesaggio attribuita a Marco da Mel (1505 c.-1583), vi è il Crocifisso in avorio di Francesco Terilli (attivo fra il 1596 e il 1633).

Cospicua è la sezione seicentesca, in grado di fornire una panoramica piuttosto ampia, se rapportata alle dimensioni del museo, sulle correnti diffuse nel secolo in regione, e non solo. Si oscilla tra persistenze tardo manieristiche, dovute all’attività di Jacopo Negretti, detto “Palma il Giovane” (1548-1628), del quale si conserva la Resurrezione di Lazzaro, e interferenze dello stile neotizianesco del Padovanino.

Gli allievi di quest’ultimo: Pietro della Vecchia (1603-1678), Girolamo Forabosco (1605-1679) e Pietro Liberi (1605-1687) si trovano tutti nella collezione Dei, rispettivamente con San Guglielmo, L’innocenza e Amorino, Madonna con Bambino, Mercurio copre il volto della Giustizia e Betsabea al bagno.

Un tipico esempio dello stile dei “Bamboccianti” è fornito da tre scene di genere di Andries Both (1612-1642) raffiguranti interni di osteria e cortili, dove si muove un popolo di straccioni, suonatori, beoni e chiromanti. Un naturalismo gelido, obiettivo e distaccato contraddistingue i due ritratti di anziani (denominati Lachesi e Socrate) copie da Pietro Bellotti (1623-1718).

Realistiche, pur nel controllo dell’effetto grottesco e popolare, sono le due teste virili di genere attribuite a Giacomo Cassetti (1682-1757).

Nella stessa sala sono esposte quattro piccole tele ricondotte al pittore romano Alessio De Marchis (1684-1752).

Di recentissima acquisizione le due tele caravaggesche della collezione Maria Vittoria Curto – Marcello Ranieri, pervenute in Museo grazie a legato testamentario: Cristo coronato di spine di Heindrick Terbrugghen (1588-1629) e San Vincenzo di Saragozza di Giovanni Battista Caracciolo detto “Battistello” (1578-1635).

Completano la carrellata sul XVII secolo opere di Francesco Maffei (1605 – 1660, La Madonna col Bambino tra Giuseppe e S. Giovanni Battista fanciullo, Sebastiano Mazzoni (1611-1678), Contadino con rastrello altresì nota come Allegoria dell’estate o Allegoria della distinzione del bene e del male, Nicolò Renieri (1561-1667), Santa Lucia e Maddalena penitente, il San Giovanni Evangelista della cerchia di Carlo Dolci e la copia dell’Annunciazione di Budapest di Bernardo Strozzi.

In Museo, in una sala dedicata, si conservano alcune delle più significative opere del pittore locale settecentesco Girolamo Turro (1689-1739): la Madonna del Rosario, proveniente dalla Cattedrale, L’Adorazione dei Magi, La Santissima Trinità con la Vergine, entrambe dal Convento feltrino di Santa Maria degli Angeli, Madonna con Bambino e Santi, Adorazione dei Magi e Santa Lucia. Si possono ammirare tre ulteriori piccole tele del Turro appartenenti al lascito testamentario di Maria Zadra: l’Adorazione dei Magi, Idolatria di Salomone e Cena in casa del Fariseo, già appartenenti alla collezione Sandi.

via Lorenzo Luzzo, 23 – 32032 Feltre (BL)

M: museo@comune.feltre.bl.it
Conservatore: t.casagrande@comune.feltre.bl.it
T: +39 0439 885241/242
F: 0439 885246

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